WEB ART

La Web Art o Net Art, nata all'inizio degli anni '90, e' il piu' moderno tipo di pratica artistica, proprio perche' gli artisti utilizzano, per esercitare la propria creativita', gli strumenti e i ilinguaggi di internet.
Le opere, che possono consistere in particolari tipi di siti, oppure programmi che hanno a che fare con la rete (come browsers ecc...), possono raggiungere un inedito rapporto tra l'artista e il suo pubblico. Il fruitore dell'opera puo' infatti interagire in modo semplice con essa, considerando anche che molte volte l'opera stessa consiste proprio in questa interazione.
Il piccolo elenco di siti con breve commento che trovate sotto e' inteso come l'inizio di una "raccolta" di links, dunque verra' aggiornata frequentemente.
Chi ha voglia di comunicarci qualche altro link e di commentarlo puo' scrivere alla nosta e-mail. Mentre vi ricordiamo che per commenti o discussioni sulla Web Art (come per qualsiasi altro argomento) e' attivo il nostro forum.
Una piccola cronologia delle opere e della storia della Web Art si trova qui
Come prima lettura consigliamo l'ottimo saggio di Diego Maometti "Pratiche Artistiche in Rete" presente in Poli (a cura di) "Arte contemporanea, le ricerche internazionali dalla fine degli anni '50 ad oggi", Electa-Mondadori, 2003




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http://www.thefileroom.org

Il sito contiene un elenco di episodi di censura avvenuti in un lasso di tempo che comprende, potenzialmente, tutta la storia dell'umanita'.
Gli episodi sono schedati in maniera impersonale e rigorosa, quasi burocratica, e l'utente puo' navigare attraverso i contenuti suddividendoli per classi a seconda del tipo di informazione che vuole conoscere (ad esempio per tipo di censura: razziale, religiosa ecc...). Gli atti di censura schedati vanno da eventi storicamente noti e importanti, come il processo a Socrate, fino alla recente censura al film di Michael Moore "Fahrenheit 9/11", passando per episodi privati di singole persone che hanno denunciato sul sito la propria personale esperienza di censura.
In questo modo il vissuto dei singoli e quello della storia universale sono posti sullo stesso piano, senza distinzioni di importanza, paradossalmente proprio utilizzando una tecnica catalogativa spersonalizzante e formale.




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http://potatoland.com/shredder/shredder.html

L'opera dell'artista Mark Napier consiste in un browser, "Shredder", appositamente creato per visualizzare i siti in maniera errata, contorta, aggrovigliata. In questo modo il linguaggio multimediale del web viene fatto a pezzi e ricostruito, svelandosi nella sua natura di codice, di linguaggio convenzionale.
Un processo che congiunge il moderno con il profondamente arcaico, trasformando il linguaggio quotidiano in una sorta di arcano idioma incomprensibile e misterioso. Mostrando, allo stesso tempo, di quale intrico di simboli e di segnali e' costituito il web.
Inoltre, visualizzando accanto alle scritte e alle immagini proprie del sito alcuni pezzi di codice del liguaggio di programmazione usato per generarlo, l'opera riesce ad unire l'esterno con l'interno, svelando il meccanismo "interiore" invisibile che, sconosciuto alla maggior parte degli utenti della rete, produce l'esteriorita' da tutti osservabile del sito web.
(L'immagine che vedete sopra e' il nostro sito visto da Shredder).





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http://404.jodi.org/ http://www.absurd.org/

Un'impostazione simile, per quanto riguarda la capacita' dell'opera web di manifestare all'esterno la struttura nascosta del codice, hanno le opere di Jodi: 404 e Absurd.org, le quali aprono al fruitore un mondo alternativo nei meandri del web, fatto di pagine scomposte e del tutto incomprensibili.
Un viaggio quasi psichedelico in una raelta' schizofrenica, metafora forse di un perduto contatto tra il mondo umano e quello della macchina.




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http://www.irational.org/heath/_readme.html

Irational.org e' un network di artisti della rete creato con lo scopo di veicolare il piu' possibile delle informazioni "irrazionali". A tutti gli effetti e' un luogo virtuale utile allo scambio di idee e come anello di congiunzione per diverse opere di Web Art.
Una delle piu' interessanti opere ospitate da Irational.org e' Own, Be Owned or Remain Invisible dell'artista britannico Heat Burting.
L'opera consiste di una pagina web in cui e' riportato un testo critico sull'attivita' artistica dello stesso Bunting. Il testo, non particolarmente lusinghiero nel descrivere l'arte di Burting, appare linkato in ogni parola. Cioe' ogni parola usata del testo e' collegata, attraverso un link, all'omonimo sito commerciale (cioe' a un sito con il domonio ".com")
Ad esempio se nella frase "is on a mission" si clicca su "is" si accede al sito www.is.com, se si clicca su "on" si viene instradati su www.on.com ecc...
L'opera e' dunque una critica al modo in cui i siti commerciali (e in generale l'attivita' commerciale presente fuori e dentro il web) si appropriano di volta in volta di "pezzi" (le parole) sempre piu' ampi dell'universo comunicativo quotidiano, bloccando l'innata vocazione creativa e ambigua delle parole nelle rigide maglie di un marchio registrato.
Soltanto alcune parole (come il nome dell'autore), nel testo dell'opera, sono libere dall'associazione con un sito .com (e sullo schermo appaiono meno scure), ma si capisce che il loro "status" e' soltanto momentaneo e che la colonizzazione dei marchi arrivera' presto anche a loro.





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http://www.irational.org/tttp/primera.html

Altra opera presente su Irational.org, anch'essa molto efficace nel criticare il dominio commerciale del web, e' il sito web di Andy Garcia Andujar, Tecnology to the People.
Il sito si presenta come una sarcastica parodia dei siti commerciali presenti in rete, proponendo a pagamento oggetti o servizi immaginari, molti dei quali sono davvero esilaranti. Lo stesso marchio "Tecnology to the People" e' stato provocatoriamente registrato dall'autore ed e' diventato un trademark.





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http://www.epidemic.ws/biennale.html

Sul terreno di confine tra Web Art e Perfomances si situa la creazione, da parte degli artisti attivi nei siti 0100101110101101.ORG e Epidemic, di un virus in python (un linguaggio di programmazione), presentato alla 49a edizione della Biennale di Venezia.
Il virus, che si chiama appunto biennale.py, e' lento e praticamente inoffensivo (si limita a visualizzare sullo schermo la scritta "Your computer has been infected by biennale.py", in un gioco ricorsivo di autocitazione), ma e' usato dai suoi creatori come un mezzo provocatorio di attacco nei confronti della fredda tecnologicita' della rete, inserendo in essa un elemento di caos e di casualita' che e' il manifestarsi della creativita' umana.
Il codice del virus, in cui compaiono termini che escono dalla gelida impersonalita' dei linguaggi di programmazione (le variabili si chiamano soul -anima- oppure body -corpo-), e' stato anche stampato su delle magliette poi consegnate, durante la Biennale, al pubblico presente, diventato in questo modo l'alte-ego in carne ed ossa del meccanismo tecnologico che "diffonde" il virus.




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http://artport.whitney.org/commissions/codedoc/index.shtml

Molti sono i musei d'Arte Contemporanea che ospitano nei loro siti web delle opere di Web Art o addirittura le commissionano.
Nel sito del Withney Museum c'e' una sezione dedicata a prodotti artistici in rete. Particolarmente interessante e' l'iniziativa chiamata CodeDoc, in cui il Museo ha chiesto a diversi artisti della rete di creare un'opera che "connetta e muova tre punti nello spazio", un compito che puo' essere inteso sia in senso letterale sia in senso astratto. Prima di poter vedere l'opera del singolo autore l'utente si trova davanti al codice del programma che l'artista ha realizzato: e' un modo per rendere manifesta la novita' della web art, che deve raggiungere risultati creativi utilizzando un linguaggio formale e codificato.
Tra gli altri musei che sono aperti alle pratiche artistiche in rete citiamo il Dia, la Tate Gallery e il Walker Art Center.

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